Recensione di Roberta Melandri
La storia, oggetto di questo libro, narra di un viaggio in Irlanda dei due protagonisti: Andrea, di nazionalità argentina, rimasta orfana durante la dittatura quando aveva solo 11 anni e, già alla sua giovane età, la sua mente era ossessionata dal silenzio e dalla situazione che le gravava attorno, cresciuta tra sofferenza e ospedali psichiatrici; Eric, l’uomo nel quale lei trova la ragione per non gettare via la vita; contrasto tra il “buio” di Andrea e la “luce” di Eric.
La storia, oggetto di questo libro, narra di un viaggio in Irlanda dei due protagonisti: Andrea, di nazionalità argentina, rimasta orfana durante la dittatura quando aveva solo 11 anni e, già alla sua giovane età, la sua mente era ossessionata dal silenzio e dalla situazione che le gravava attorno, cresciuta tra sofferenza e ospedali psichiatrici; Eric, l’uomo nel quale lei trova la ragione per non gettare via la vita; contrasto tra il “buio” di Andrea e la “luce” di Eric.
Il racconto del viaggio è intercalato da flashback che permettono di fotografare il passato dei due protagonisti con personaggi collaterali quali l’amica di Andrea: Natasha, di origine albanese.
Anche da questo romanzo traspare una delle principali qualità dell’autrice Elvira Dones: l'andare alla ricerca del dolore, pur sapendo che questo quasi sempre implica il provare le emozioni forti che ne derivano, senza per questo volergli sfuggire mai, e coinvolgendo il lettore con una crescente intensità emozionale.
L’autrice, grazie alla sua capacità descrittiva, inizia il romanzo con una splendida fotografia di una delle poche giornate limpide e soleggiate che rompono la monotonia delle piogge e del susseguirsi di nuvole nere che si possono trovare in Irlanda e come riesce anche ad illustrare Fiorella Mannoia nella sua canzone “Il Cielo d’Irlanda”…
Questo fermo immagine riesce ad essere il preludio ai sentimenti contrastanti del romanzo e ad in quadrare “l’essere” di Andrea; un romanzo intriso di dolore e sentimento raccontato con rara delicatezza.
“…Il cielo era spalmato sulla terra…La terra gemeva di un piacere profondo e grave come il respiro della vita…Era una giornata maestosa, di quelle che mortificano ogni tentativo di opporsi alla bellezza…”
Non mancano, anche in questo romanzo, riferimenti ai sentimenti che provano i personaggi nel momento che decidono di emigrare in altri paesi per ragioni diverse, sentimenti talvolta contraddittori…voler andare via e la voglia anche di rimanere o la paura di tornare!...e i sentimenti devastanti che si provano per i distacchi non voluti tra le persone…
“…Andrea in tutti i suoi pensieri messi per iscritto sottolinea che nessuno torna dai lunghi viaggi…nessuno torna dai viaggi brevi…i viaggi sono tutti senza ritorno…”
In uno dei flashback che aiutano a capire i personaggi principali di Andrea ed Eric, viene evidenziato il personaggio di Natasha, l’amica di Andrea, e nella quale alberga il mistero della terra da cui proviene; oltre a far capire il sentimento della “libertà”, l’autrice mette in risalto il codice d’onore al quale il popolo albanese è molto legato; si evince questa “tradizione” nel momento in cui Natasha, non volendo prendere le distanze dal marito arrestato con le accuse di attività sovversive nel periodo della dittatura, i suoi familiari la rinnegano in quanto verrebbero considerati pregiudicati pure loro e limitati nella vita sociale quale il poter proseguire gli studi da parte delle sorelle.
Fatti dolorosi che legano trasversalmente i personaggi sono il filo conduttore di tutto il romanzo; anche Eric, rimasto orfano di padre durante l’età adolescenziale, pensando di poter essere di aiuto ad Andrea, considerato da lei stessa la “vita”, e poterle fare superare le innumerevoli crisi di depressione cronica, si rende conto, suo malgrado, di essere impotente davanti alla chiusura sempre più profonda “dell’essere” di Andrea e che, nonostante lui fosse medico, deve arrendersi, anche se impaurito, alla debole capacità della scienza medica di poter impedire ad Andrea di fare il suo ultimo viaggio sotto il cielo d’Irlanda.
Elvira Dones, di origine albanese, scrittrice, sceneggiatrice e autrice di
documentari televisivi, divide la sua attività tra la Svizzera e gli Stati Uniti, dove
attualmente risiede. E’ considerata una delle voci più originali della nuova narrativa italiana.
Tra le sue pubblicazioni si ricordano “Senza Bagagli” (Besa 1997) e la trilogia del
dolore rappresentata da tre storie separate accomunate però dalla stessa dolorosa
radice: “Sole bruciato” (Feltrinelli 2001), Vergine giurata(Feltrinelli 2008),
“Bianco giornooffeso” (Interlinea 2004) .
Con il libro, Vergine giurata, l’autrice ha vinto nel 2008 il Premio Fondazione
Carical Grinzane Cavour per la cultura euro mediterranea.








