Prefazione
La silloge di poesie “Il guardiano del faro” di Chris Mao implica una costante decifrazione d'una poetica complessa che pone la “parola” come dominatrice assoluta.
La miscela di frammenti da ricomporre, plasmare e “levigare” alla “mola del pensiero” diventa la sostanza luminosa per conquistare la “luce della direzione” da seguire che deve sempre essere cercata e tenacemente
Difesa.
Nella sua poesia Chris Mao immette un codice da seguire, nel costante esercizio che permetta di superare le “onde” della vita come a navigare in un mare virtuale dove la formula da ricercare è quella che offrirà
“l'attitudine ad essere libero”.
Come un “sopravvissuto” alle tempeste che lacerano le coste, alla notte con i suoi dilemmi, alle tracce nascoste d’una vita, si pone in contemplazione fino a scrivere “nell' alveare delle mie sensazioni/ finalmente palese e decifrabile”:e, davanti ai suoi occhi un litorale grezzo, l'arenile sotto le palme ed il suo corpo all'interno del “cilindro di pietra”, del "faro”.
Nella magia della sera mettersi in gioco per “ritrovare” la propria “ombra", per “essere /l'effimero corredo dell'orizzonte”, per innalzare la disperata preghiera “Sussurrata alle ninfe del vento / ad ogni morire del giorno”: come a voler essere “unico”, superando faciliparole, cori urlati e lezioni che nascono da ogni parte, con la convinzione che "conviene sottrarsi /diventare il segreto di un velo” e, ancora, "senza compagni e manfrine / costretti alla mossa delle correnti / al giro di valzer del temerario. / Per essere l'unico/ mi basta guardarvi”.
Ed è proprio nel coagulo di pensieri notturni che si sprigiona una lirica intensa e penetrante, capace di segnare profondamente l'incessante scandaglio dentro sé, nelle zone d'ombra, nelle camaleontiche esternazioni, nella continua analisi di ciò che accompagna alla luce mattutina.
Un messaggero di visioni, circondato da una “barriera di roccia”, un guardiano del faro che esplora il mondo circostante, segue l'ispirazione di ciò che scaturisce dal fondo irrazionale dell'essere, dallo
spontaneo fluire di stati d'animo, tra frammenti illuminanti e lirismo essenziale, tra parossismo e
trasfigurazione, fino a purificare le antinomie.
Nell'ennesimo atto di coscienza, facendo i conti con il corpo e la mente, posizionato nella
“torre d'avvistamento” come a voler individuare la direzione giusta, a seguire la linea di condotta per un viaggi “stando fermo”: perché non conta andare in paesi lontani e sconosciuti, fare mirabilia e avventurarsi chissà dove, il vero viaggio di scoperta è dentro di sé.
Massimo Barile








