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"Il libro dei segreti" di Salwa al Neimi

"Il libro dei segreti" di Salwa al Neimi - Pagine Ribelli
Piaceri e libertà proibite per le donne arabe
Dopo aver scosso tre anni fa il mondo arabo con il suo La prova del miele, viaggio alla ricerca del piacere femminile che ha fatto gridare allo scandalo, ma ha anche suscitato grande entusiamo tra i lettori, nel nostro paese è stato pubblicato da Feltrinelli, Salwa al Neimi torna ora a raccontare piaceri e desideri proibiti nelle pagine de Il libro dei segreti, uscito in questi giorni sempre da Feltrinelli (pp. 100, euro 11,00). Siriana trapiantata a Parigi dalla metà degli anni Settanta, dove lavora nel prestigioso Institut du Monde Arabe, Salwa al Neimi ha scelto di spiegare al grande pubblico, il suo primo libro è stato un grande successo, come l'erotismo, il sesso e la ricerca del piacere appartengano fino in fondo alla tradizione della cultura araba e siano stati celebrati da celebri poeti e scrittori del passato. La scelta dell'intellettuale araba non è casuale, non si tratta soltanto di smontare i luoghi comuni sull'universo delle donne velate e negate nella loro fisicità, quanto piuttosto di ingaggiare una battaglia civile che, per la via del corpo e del piacere, chiede a gran voce diritti, libertà e rispetto. Gli otto racconti che compongono Il libro dei segreti segnalano così, tra sussurri e carezze, l'irriducibilità del piacere a farsi rinchiudere in gabbie e recinti da leggi, regole o richiami al padreterno. Rispetto al suo primo libro al Neimi si fa poi ancora più sottile, ironica e autoironica, mettendo in discussione ruoli e stereotipi cari anche al politicamente corretto, come quando descrive l'incontro sessuale tra un uomo e una donna sullo sfondo di un convegno internazionale sul ruolo della donna nei paesi arabi. Con uno stile musicale imparentato con la poesia la scrittrice traccia piccole scene intime che rimandano a un intero universo di emozioni e di sogni. Pubblicata in Libano nel 1994, la raccolta è rimasta a lungo nel cassetto della scrittrice che si chiede "perché pubblicala adesso?". «All'epoca critici e giornalisti scrissero di scandalo, di impudenza, di trsagressione. Tutte parole che io non capivo perché, esattamente come faccio adesso, scrivevo partendo dal mio modo di vedere il mondo e termini come quelli che usavano loro a me nemmeno passavano per la testa. Erano il risultato di un'altra concezione dell'esistenza, di un'altra lingua, di un altro arabo».
Gu. Ca. da Liberazione del 25/09/2010