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Home > I Libri e le Curiosità > In classifica i vagiti degli scrittori americani

In classifica i vagiti degli scrittori americani

Viene da chiedersi se i redattori del «New Yorker», scegliendo i «20 under 40», i venti autori giovani (cioè sotto i quarant'anni) più promettenti della loro generazione in America, abbiano avuto in mente le pari opportunità e gli equilibri della globalizzazione - o se invece, come è pure probabile, per trovare materiali di un qualche interesse nella sterminata produzione letteraria di lingua inglese, sia necessario, oggi, individuare parametri che si discostino da quelli del «canone occidentale». Sta di fatto che nella lista del «New Yorker», anticipata da Julie Bosman sul «New York Times», troviamo dieci uomini e dieci donne, e tra loro parecchi che negli Stati Uniti non sono nati, ma ci sono approdati da bambini o da ragazzi, arrivando dalla Nigeria e dalla Lettonia, dal Perù e dalla Cina, dalla (ex) Iugoslavia e dall'Etiopia. O che magari hanno un nome e un cognome da cui risultano evidenti origini tutt'altro che «wasp»: è il caso di Salvatore Scibona, che nonostante il successo del suo romanzo di esordio, «The End», uscito nel 2008, è curiosamente ancora sconosciuto da noi. La maggior parte dei «20 under 40», da Chimamanda Ngozi Adichie a Gary Shteyngart, da Joshua Ferris a Daniel Alarcón, sono comunque già stati tradotti in italiano, segno inequivocabile dell'attenzione che le nostre case editrici rivolgono a qualsiasi vagito venga pubblicato negli Stati Uniti. D'altra parte la lista, accanto a nomi quasi fin troppo nuovi, come quello della ventiquattrenne Téa Obreht (il cui primo romanzo, «The Tiger's Wife», non uscirà prima di un anno), comprende anche autori - Jonathan Safran Foer fra tutti - che potrebbero quasi offendersi sentendosi etichettare come «promesse». Ma come scrive Lorin Stein nel blog della «Paris Review», stilare questi elenchi è «il più ingrato dei compiti». E non solo perché «ogni redattore culturale potrebbe evocare nomi di scrittori che dovrebbero apparire nella lista e non ci sono, o che viceversa suscitano perplessità». Questi sono rischi a cui sa bene di esporsi chiunque decida di redigere una classifica, di qualsiasi tipo essa sia. Il problema vero, però, osserva Stein, «è che per ragioni che hanno a che fare forse con le scuole di scrittura o con Microsoft Word o con il videogame Grand Theft Auto o forse solo con tre generazioni di televisione, noialtri americani tra i trenta e i quarant'anni tendiamo a languire in una adolescenza prolungata sul fronte della narrativa. Il bacino di giovani scrittori che possano davvero affermarsi diventa sempre più ristretto a ogni decennio che passa, anche se in parallelo le case editrici e le riviste letterarie sono sempre più disperate nella loro ricerca di una star degna di questo nome». Con i nostri editori, naturalmente, al seguito.
Secondo la rivista specializzata «The Bookseller» l'arrivo dell'iPad in Europa aprirà nuovi orizzonti sui libri illustrati, per bambini e non. Entusiasta in particolare Fionnula Duggan, che dirige l'area digitale di Random House. Il nuovo tablet, sostiene convinta Duggan, ha tre caratteristiche che gli consentiranno di ridare slancio al settore: è abbastanza grande da non mortificare la lettura e la visione delle immagini, si può portare in giro ma soprattutto è «altamente desiderabile».