“E’ la descrizione perfetta del disagio umano e psicologico che una famiglia attraversa quando viene loro diagnosticata la malattia di un figlio…” (Sara Giugni – psicologa presso il centro EOS di Pavia)
La storia raccontata colpisce profondamente il lettore provocando emozioni di angoscia, rabbia e anche impotenza nei confronti di un sistema in cui chi “soffre” lo si lascia nella più profonda sensazione di precarietà.
Il ruolo di questa storia vera, e che può rappresentarne tante altre, è quello di una normalissima famiglia: dalle aspettative di mamma gravida, le speranze, le illusioni…alla tragedia, il blocco dei pensieri, l’angoscia.
Sono proprio le emozioni che rappresentano l’elemento principale del romanzo e l’angoscia è quello che colpisce maggiormente; tale bagaglio emotivo genera anche un gran senso di solitudine e abbandono prima tra la famiglia e il mondo circostante e poi anche all’interno della famiglia stessa, con difficoltà a comunicare e a contattare i propri bisogni. In queste situazioni, infatti, il bisogno di coppia e di individuo come singolo o come genitore viene sopraffatto dall’unico esistente che è quello della figlia/figlio.
All’esterno, invece, si individua la “zattera a cui aggrapparsi” ossia il mondo dei medici ma che, purtroppo, può anche aiutarti a sprofondare ulteriormente creando una grande confusione: dibattiti tra medici con diagnosi differenti e, talvolta, pronti ad arricchirsi spudoratamente sulle disgrazie altrui.
Altra illusione-delusione in cui la famiglia prima spera e poi lo vive come un incubo è individuata nell’istituzione scuola quale organismo non adeguato a livello psico-pedagogico per poter avere un’azione più mirata nei confronti di chi è definito disabile; talvolta, in modo bilaterale, non c’è una reale sintonia tra il mondo medico e l’azione scolastica.
Ulteriore elemento emozionale che si evince dal romanzo è lo stato di abbandono e solitudine creato da terze persone che allontanano il soggetto come fosse un appestato.
Questo romanzo non vuole certamente sottolineare il vittimismo né tantomeno la commiserazione per le situazioni che moltissime famiglie vivono, bensì l’estrema richiesta di aiuto che le stesse fanno nel non essere lasciate “sole” e soprattutto ottenere rispetto per la dignità dell’uomo in quanto tale sia esso normale o diversamente abile.
Grazia Zucconelli è nata a Napoli dove ha conseguito la laurea in Pedagogia.
Trasferitasi in Lombardia ha insegnato materie letterarie per 24 anni.
Nel 2010 ha pubblicato il libro “Alle Eolie per Sempre” (Sangel Edizioni)
Nel 2011 ha pubblicato “Mi deve trecento, signora” (Sangel Edizioni)









