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Mia madre che lucidava di continuo le posate

Mia madre che lucidava di continuo le posate - Pagine Ribelli
In questi giorni terribili di conflitto, ci torna alla mente un’altra tragedia di popolo, un’altra guerra recente, tanto vicina eppure così poco conosciuta. Abbiamo deciso di proporvi una poesia di uno dei grandi autori europei contemporanei, nato e cresciuto a Sarajevo, città simbolo della convivenza etnica e religiosa prima e città martire poi. Josip Osti, poeta bosniaco che ora vive in Slovenia, nel Carso, a pochi passi dal confine italiano, esalta una poesia del quotidiano, del personale, una poesia d’amore continuo verso tutto ciò che ci circonda, ma anche una poesia piena di nostalgia per un mondo in frantumi, nella quale irrompe con violenza la tragedia balcanica. Una poesia che descrive i precari gesti d’ogni giorno e i rituali necessari per sopravvivere a Sarajevo in tempo di guerra. Nella splendida Mia madre che lucidava di continuo le posate, la quotidianità viene descritta mentre il mondo intorno impazzisce, e attraverso di essa la speranza di un futuro migliore.
 
Josip Osti, Mia madre che lucidava di continuo le posate
 
Mia madre che lucidava di continuo le posate, adesso
sola in mezzo a Sarajevo, malgrado che in una città
senz’acqua, cibo ed elettricità i cucchiai, le forchette e
i coltelli e tante altre cose abbiano perso il significato di
una volta, continua a farlo. Scopa le schegge delle finestre
in frantumi e la polvere dalle pareti sgretolate dagli shrapnel,
si mette in grembo il nostro gatto siamese, vecchissimo
ormai, e lustra le posate. Le lucida fino a quando il loro
splendore non l’acceca, assopendola anche, stanca morta
delle lunghe veglie passate. Ridestandosi, a uno sparo
reale o sognato, intravede nel cucchiaio lucente il suo viso
sfigurato, esausto e troppo presto invecchiato. Un viso
che per giorni metteva insieme, quando in ginocchio sul
pavimento come in chiesa raccoglieva i frammenti dello
specchio rotto. E continua a lustrare le posate. Le posate
che nella guerra precedente lucidava allo stesso modo sua
madre, convinta che verrà il giorno in cui nello specchio
del metallo scorgerà le facce sorridenti dei famigliari, riuniti
tutti fino all’ultimo come il giorno del suo matrimonio.
 
Traduzione di Jolka Milič