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The tower of silence

The tower of silence - Pagine Ribelli
The tower of silence Storie di un campo di prigionia Bergamo 1941 - 1945
di  Mauro Gelfi - Giorgio Marcamdelli - Alberto Scanzi - Francesco Sonzogni
Sestante Edizioni 16 €
Introduzione
 
1 ‑ La storia della storia
 
Se state leggendo queste righe gli autori hanno già raggiunto almeno due obiettivi: il primo è che siamo riusciti a interessarvi e quindi avete acquistato, sbirciato, ottenuto in regalo dal Comune di Bergamo[1] o da amici o persino rubato da uno dei banchetti delle tante presentazioni che si stanno svolgendo (possibilmente da evitare, il furto intendiamo). Non è un dato scontato che stiate leggendo queste righe: la storia, si sa, è materia negletta sin dalle scuole primarie e basta un insegnante poco coinvolgente per farci odiare per tutta la vita il suo studio (in buona compagnia generalmente della geografia); e poi, chi ha voglia di sentir parlare sempre di morti, sofferenze e tragedie come se la storia fosse solo questa? Non ci hanno forse insegnato che siamo da sempre proiettati verso luminosi futuri scintillanti? Certo ci sono le dolorose parentesi della storia come le guerre e le dittature, prime fra tutte la seconda guerra mondiale e ancor più i fascismi e il nazismo, male assoluto ed estraneo alla cultura millenaria europea[2]. Dittature viste come elementi estranei all'Umanità, absolute, sciolte da ogni legame formale e informale con la maggioranza della popolazione[3] e quindi facilmente derubricabili nelle categorie “pazzia”, “cattiveria”, “sadismo”[4] e via dicendo. Il paradigma, topos della realtà e dell'immaginario collettivo, sono i campi di concentramento e di sterminio tedeschi.
 
In questo nostro libro parleremo invece di un campo di concentramento italiano a Bergamo per prigionieri militari nemici, ma negli anni 1941‑1945 utilizzato anche per civili italiani e jugoslavi, organizzato e gestito dall'Esercito italiano, che decise di mettere al comando, promuovere e mantenere sino alla fine un Ufficiale poi condannato a morte (sentenza non eseguita) per crimini contro l'umanità.
Una storia che sembra andare contro lo stereotipo “italiano buono” versus tedesco feroce. Testimonierà Kíevoulos G. Graclides[5], al processo dell'omicidio di Christofi Lambris compiuto dal Comandante del Campo Paolofrancesco Turco:
 
Il colonnello era molto feroce nei confronti dei soldati britannici e inglesi e si rifiutò di far portare Christofi Lambris all'ospedale...., quando era pronto a sparare anche su di me un ufficiale tedesco gli tolse il fucile dalle sue mani e che non poteva sparare a chiunque... e che poteva punirci differentemente.
Una storia di uomini prigionieri spesso allo stremo delle forze, ma anche una storia di centinaia di donne che nascondono prigionieri marocchini, neozelandesi, croati, sloveni, montenegrini, serbi, greci, ciprioti, inglesi, indifferentemente di religione cattolica, cristiana ortodossa, mussulmana, anglicana, a rischio della propria vita. Una storia fatta di bambini mandati dalla maestra della Scuola G.D. Petteni di Via Garibaldi a portare di nascosto cibo e tabacco nel Campo[6], di abitanti prossimi al Campo che gettano oltre il reticolato generi alimentari[7], ma anche di borsaneristi che fanno affari con il Campo[8] e di "traditori" che denunciano i nascondigli dei prigionieri evasi, mettendo a rischio fucilazione anche i propri concittadini.
Una storia “non lineare” quindi che obbliga a uscire dai facili stereotipi che soprattutto la più becera divulgazione storica giornalistica (con le ovvie eccezioni, naturalmente) e il pessimo dibattito politico sotterramento[9] ci hanno abituato.
In questa introduzione citiamo brevemente alcuni "elementi di attenzione e parole chiave che poi troverete “sciolte” nel libro.


[1] Ringraziamo perla grande liberalità e libertà di pensiero sia il precedente Sindaco del Comune di Bergamo avv. Roberto Bruni sia il dott. Franco Tentorio, attuale primo cittadino. La storia di questo libro è fatta anche dei loro "coraggio" e intelligenza nel sostenere una ricerca che per diversi motivi può risultare “indigesta” a schieramenti politici pur così diversi tra loro.
[2] Nella vulgata la barbarie del comunismo in versione sovietica sarebbe invece propria dei popoli slavi, "razza" inferiore e barbara in grado però di corrompere anche trinariciuti italiani pronti a sottomettersi ai voleri delle oligarchie moscovite.
[3] Ha destato scandalo la pubblicazione nel 1996 della ricerca di DANIEL JONAH GOLDHAGEN, L, I volenterosi carnefici di HitIer I tedeschi comuni e l'Olocausto, editata l'anno seguente da Mondadori anche in Italia. La ricerca, pur prestandosi a nostro parere a numerose critiche da un punto di vi a storio-grafico, contiene documentazione e riflessioni di grande interesse sulla presenza "corale" del popolo tedesco nella politica nazista. Il volume permette ai più curiosi anche di recuperare una bibliografia completa sull'argomento. Sul web si trovano a tale riguardo materiali d'epoca di grande interesse; cer tamente tra i più sconvolgenti vi sono quelli girati dagli operatori americani all'indomani della liberazione dei campi di concentramento e sterminio in terra tedesca e polacca in cui si vedono le espressioni dei visi degli abitanti del luogo sfilare di fronte alle cataste di morti «http://www.youtube.com/ watch?v=wgd79V996Qg&feature=related> e Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 199 1. Di notevole interesse il breve ma intenso saggio Il Novecento di MARIUCCLA, SALVATI in 900. I tempi della storia (a cura di Claudio Pavone), Roma, Donzelli ed., 1997. Prima della storiografia poté invece la letteratura, come appunto ci insegna il saggio di Claudio Pavone, al quale rimandiamo. Segnaliamo qui solamente due lavori poco citati: FERDINANDO MANFREDI, Lettere dalla Macedonia e dalla Croazia, in I campi dei soldati. Diari e lettere di internati militari 1943‑1945, Rovereto, Museo Storico Italiano della Guerra, 2003, pp. 137‑168 e il diario di un pastore sardo in Jugoslavia: GIOVANNI Cuccu, Le stelle ci guidano: storia documentata di un partigiano sardo, Cagliari, CUEC, 2000. Ancora di grande utilità GIULio BEDESCHI (a cura di), Fronte jugosiavo‑Balcanico: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1985.
[4] Tra i tanti libri possibili ci permettiamo di suggerire un romanzo che continua a far discutere per aver messo in luce la "normalità" della malvagità: JONATHAN 1.11,1 LILIET r, Le Benevole, Torino, Einaudi ed., 2007 e naturalmente i saggi di HANNAH ARENDT, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Milano, Feltrinelli ed., 2000 e della stessa autrice í più complessi Quaderni e diari. 1950‑1973, Venezia, Neri Pozza ed., 2007.
[5] NA, W0311/307, General charge. 111 treatement of P.W. ai PC. 62 (Bemamo), Deposizione di Kievoulos G. Graclides, 30 settembre 1943, copia in A.MsBg
[6] Testimonianza di Bruno Codenotti.
[7] Testimonianza di Stefano Cabra.
[8] Testimonianza di Luigi Agazzi.
[9] Tra le tante riflessioni sull'argomento cfr. NICOLA GALLERANO (a cura di), L’uso pubblico della storia
Milano, Franco Angeli ed., 1995; GIULIANA BERTACCHI, LAURANA LAJOLO, L'esperienza del tempo: memoria e insegnamento della storia, Torino, Ega, 2003. Sul sito web della Società Italiana per lo studio della Società contemporanea segnaliamo .
 
 
20/06/2010 commenti (0)